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Per molti anni parlare di vino dell’Elba ha significato un immediato riferimento all’aleatico ed ai vini passiti prodotti con uve moscato o ansonica.
Esiste un filo conduttore che può legare in qualche maniera lo stile dei vini prodotti nelle isole e che nello stesso tempo li renda prodotti unici ed irripetibili? In altre parole è possibile dare una definizione precisa di “vino isolano”? di Paolo Valdastri.
Si pensa al vino come ad un complemento secondario del pasto e non si è disposti a pagarlo cifre importanti.
Non dimentichiamo, infine, il gran numero di passiti che l’Isola ha prodotto: fra tutti l’ossidativa Vernaccia di Oristano (superba quella di Contini), grande vino da aperitivo “robusto”, o la Malvasia di Bosa, coltivata in condizioni eroiche (Porcu di Modolo o Columbu di Bosa, che il film Mondovino ha reso famoso), o ancora il nasco (nelle versioni Latinia di Santadi o Angialis di Argiolas), uno dei più raffinati vini da fine pasto sino ad ora prodotti.
Truciolando Dall'Europa arrivano novita' per quanto riguarda la questione dei trucioli nel vino.
Di certo è che ogni isola, nel settore del passito, ha sviluppato un proprio stile di vino, impiegando vitigni in genere autoctoni, o, come nel caso del moscato, varietà fenotipiche sviluppate localmente, ottenendo risultati eccellenti e sempre originali.
Al di lĂ del Marsala e di qualche altro passito, esistevano in passato solo pochi vini che caratterizzassero singole zone.
A mio parere non esiste a questa domanda una risposta semplice ed univoca: il fenomeno è molto complesso, e non può limitarsi ad un esame che tenga conto solo dell’aspetto legato alla coltura della vite in certi ambienti, magari solo per il fatto di disporre di un clima particolarmente favorevole, ma deve anche e soprattutto coinvolgere il sistema socio-economico e culturale nel contesto in cui il vino viene prodotto.
Ecco quindi che quello che sopravvive e che costituisce il leit-motiv dell’enologia piccolo-insulare è il vino passito, con il suo fratellastro, il vino liquoroso.
Che cosa è, quindi, che più facilmente sopravvive come prodotto tradizionale, che cosa si è salvato ed è in grado di caratterizzare maggiormente la piccola isola? Forse una piccola produzione di vino bianco o di vino rosso, ma solo nel caso in cui qualità e tipicità si siano dimostrate talmente forti da aver creato una domanda non sostituibile.
L'enogastronima comunica on-line con VinoClic 02-10-2006.
Alcuni di questi vitigni si sono affermati ai vertici dell’enologia mondiale, come il cannonau, il carignano, il vermentino, o hanno raggiunto comunque una qualità molto alta, come la vernaccia, il nasco, la malvasia.
Il secondo è invece un aleatico maturato per un paio d’anni in botte grande, per aver certezza che si spogli dalle sostanze che potrebbero farlo rifermentare in bottiglia e perché acquisti sentori più complessi, speziati e balsamici, più adatti ad un vino da pura meditazione.
L’aleatico, dall’omonimo vitigno appartenente alla grande famiglia dei moscati, risulta ancora, al momento, il vino più interessante della piccola produzione dell’Elba.
Questo concetto è valido praticamente in tutto il mediterraneo: dallo Xantos al Samos, dai Moscati Passiti di Pantelleria, alla Malvasia delle Lipari, dall’Aleatico dell’Elba all’Ansonica passita del Giglio: in ognuna di queste zone il vino di punta, il simbolo dell’enologia, la tradizione stessa, è rappresentata a livello locale da un passito e se vi è produzione di vino secco, è veramente raro, se mai è capitato, che esso ottenga un successo di critica univoco e indiscutibile.
Nonostante questo, la produzione di vino DOC resta confinata in un misero 2% rispetto al totale del vino prodotto, anche se l’utilizzo della denominazione è in continuo e costante aumento.
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In genere nelle piccole isole un vino bianco o rosso di qualitĂ corrente deve subire la fortissima concorrenza dei vini importati dal continente, spesso meno costosi a paritĂ di qualitĂ apparente.
Come esempio di questo, basta pensare al Carignano del Sulcis, dove troviamo ancora vigneti su piede franco, oppure all’esistenza di un grande numero di vini passiti o fortificati, alcuni rari ed a rischio continuo di estinzione, indice fortissimo di resistenza all’omologazione e di rifiuto del nuovo.
Il vitigno è l’ansonica e lo ritroviamo in un vino secco, minerale, quasi salino adattissimo ad una cucina “in riva al mare”, poi anche in una versione passita.
Fortunatamente il carattere di un’isola, per grande o piccola che sia, grazie alla presenza di grandi terroir, conferisce al vino la propria personalità ed essenza, cosicché anche i vini da uve internazionali assumono sempre un carattere unico e irripetibile altrove.
Mario Soldati, nel suo primo Viaggio nel Vino del ’69 si dispera per le grandi difficoltà incontrate per trovare vini commestibili in giro per la Sicilia.
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