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Riccardi
Vini fermi, frizzanti, giovani, freschi e fruttati, ma anche piccole partite invecchiate in botte a piccoli carati, degli ottimi spumanti charmat e metodo classico, vini tipici e caratteristici che meritano di essere conosciuti e degustati e che contengono i sapori e valori di un piccolo territorio collinare.
La Collina Colli di San Colombano" questo un vago fertilissimo colle, posto quasi nel mezzo della Gallia Cisalpina, cui dalla parte esposta a Borea e ad Euro prossimo S.
Con questa denominazione vengono proposti e valorizzati soprattutto i vini monovitigni: la tipica Verdea, il Riesling, la Malvasia, il Pinot nero, lo Chardonnay.
Con la vendemmia 1995 i colli di San Colombano sono anche zona ad Indicazione Geografica Tipica ( Igt ) del Milanese".
Il territorio collinare amministrato da tre province: Pavia a Sud-Ovest , Lodi a Nord-Ovest e Milano a Est, con il comune di San Colombano al Lambro che rimasto milanese dopo la costituzione della provincia di Lodi nel 1995.
valutazione: contenuti: vino collina del milanese
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Aristide vuole raccontare il viaggio nel mondo del vino con i sensi dell’enofilo non-professionista e la compagnia di quanti vorranno seguirlo.
Basse reseLe basse rese (quanta uva per ettaro o per
pianta viene prodotta) garantiscono una maggiore concentrazione e
qualitĂ dell'uva e, conseguentemente, del vino.
Servizio Pubblico: Report sul vino Del Vino Autentico Ragioniamo sul concetto di autentico".
Quanto al resto, sono ben lungi dal preoccuparmi se il vino “nature” possegga o meno un’identità o se sia o non sia “riconoscibile”.
la sensazione, peraltro giĂ diffusa, di essere i portatori di una
"nuova moda" anzichè di valori e differenze significative nella qualitĂ
del vino che ci troviamo nel bicchiere.
So di piccoli produttori, molto bravi nella comunicazione, che dicono "non sono in bio ma è come se lo fossi, ed il mio vino è il più naturale di tutti: l'ho imbottigliato e travasato a luna calante io stesso con queste mie mani".
Ma è pure il simbolo di un'identità che interessa cercare nel vino, espressione di un frutto, un territorio, persone, cultura, tradizioni, ma anche il business del vino e lo sviluppo economico.
Sappiamo che il vino non esisterebbe senza l'uomo, come non esisterebbero il formaggio, il pane, i salumi ed un sacco di altre cose in cui la natura è comunque domata, comunque piegata ad esigenze che non sono le sue.
Per
quanto si affannino gli onesti produttori, per esempio dediti
all'approccio biodinamico, i rischi della loro attivitĂ in termini di
marketing sono: la difficoltĂ nel sottolineare la differenza del vino vero,
autentico, naturale, rispetto ad un ottimo vino di produzione
industriale o.
Per lei il vino è "oggetto" d'affezione così come probabilmente tutti gli altri prodotti tipici della gastronomia italiana (e oltre).
E mi creda, la storia nel vino non si apprezza col naso o col palato, ma c'è, eccome se c'è!
@Luca Risso: ha ragione, gli speculatori ed i furbi sono giĂ con le orecchie dritte.
Come contributo finale alla comprensione del problema del proviamo a sintetizzare qui sotto i punti sui quali si
incardinano le varie filosofie richiamanti il concetto di vino
autentico, naturale, vero:
Lieviti autoctoniI vini naturali sono creati
utilizzando esclusivamente i lieviti naturali presenti nell'uva, in
vigna ed in cantina.
Lieviti selezionati artificialmente servono,
secondo la dottrina ad accelerare forzosamente la
fermentazione e ad ampliare la gamma degli aromi e sapori del vino.
Blog di viaggio nel vino Aristide richiama il greco aristos (ottimo, eccellente).
Caro Stefano, per me il vino è "oggetto" di vita, in quanto lo faccio e cerco anche di camparci.
Altre fonti utilizzate per questo post:
Vinography , Huge's World of Wine , Louis/Dressner Selections.
E allora viva la diversitĂ , viva i dialetti, viva la ricchezza delle sfumature e delle proposte!
E' questa la vera modernitĂ , nel vino come in tutto il resto: riconoscere il ruolo fondamentale delle diversitĂ , considerarle come risorse preziose, rifuggere il rullo compressore dell'omologazione.
Il vino, i formaggi, il pane, i salumi sono dunque prodotti "artificiali", cioè "fatti con l'arte" cioè con la cultura, l'intelligenza e la sensibilità dell'uomo.
La natura ha poi dovuto piegarsi all'inventiva ed alla sagacia di uno di questi animali: sappiamo come andò, e come nacque il vino.
Su molti blog, soprattutto americani, è in corso un dibattito su quali siano gli elementi che contraddistinguano un vino autentico, naturale, vero.
Abbracciare un ideale è semplice, entrare nel concreto e dire oltre quale contenuto di SO2 il vino non è più nature, quanti trattamenti a base di rame (velenoso) posso fare per essere ancora bio, quanto minima deve essere la filtrazione e quanto bassa la resa in vigna.
E' certo però che proprio l'intelligenza, la cultura e la sensibilità dell'uomo sono in grado di scegliere il livello di "artificiosità " del vino; di scegliere se spingerlo alle estreme conseguenze come succede nell'enologia contemporanea, o se mantenerlo ad uno stadio primario, quasi edenico, di mutua collaborazione con la natura.
La contraddizione – molto teorica – riguarda il fatto che, per definizione, l’identità presuppone almeno qualche forma di continuità e costanza di elementi riconoscibili ma le tecniche produttive “nature”, se sono tutte come quelle che ho potuto vedere, non lo consentono (mi riferisco al vino, ovviamente).
La sintesi del dibattito in corso ci conduce a due affermazioni contrapposte:
Le tesi di Mondovino : il film di Jonathan Nossiter rappresenta bene, al momento, un certo manifesto culturale basato sui concetti della viticoltura non-intervenzionista , che vede il vino come arte e terroir, dove il winemaker interviene il meno possibile con tecniche artificiali nella manipolazione del vino (tralasciamo qui le ulteriori argomentazioni di Mondovino sugli effetti della globalizzazione);.
Se mi autorizza, e se lo ritiene interessante, vorrei raccontarLe molto terra-terra perchè faccio vino "nature".
La verità è che qui non parliamo di vino o solo di questo, parliamo di fenomeni sociali e culturali di più ampio respiro (qui il vino è solo una "scusa" o un pretesto).
Infatti, il vino non sarebbe mai esistito senza l'umanità " (fonte: il blog Huge's World of Wine - sorry, il link è attualmente disattivo).
Vinificazione non-intervezionistaIn pratica è la negazione del lavoro di molti enologi: si vuole evitare che l'imposizione di stile
al vino limiti l'espressione del carattere e del terroir.
Dov'è il problema? Dov'è il tribalismo di ritorno? Dov'è la confusione, la Babele? Stefano frega dice che nel vino dei produttori "nature" non si trova l'identità .
Aristide - Blog di viaggio nel vino: Del Vino Autentico
E' evidente la contrapposizione con l'industria del vino ed il suo progressivo imporsi grazie alla globalizzazione dei mercati.
E questa sensibilità si è rivolta anche al vino ed ai suoi meccanismi di produzione e commercializzazione applicati a società non più industriali, ma post-industriali e globali.
Di fronte a queste due posizioni Aristide ha compreso che abbiamo l'oggettiva
impossibilitĂ di distinguere nel bicchiere
un vino
"autentico", da un vino che abbia subito anche parzialmente
un processo di trasformazione di tipo industriale.
Negli ultimi 25 anni, questa domanda ha investito anche il mercato del vino, sempre piĂą globale ed.
Si tratta di un approccio faticoso, che
richiede ampi investimenti sulla propria cultura in fatto di vino e sui
processi di produzione dello stesso.
valutazione: contenuti: vino collina del milanese
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Il vino e la vite hanno segnato la cultura e la storia dei paesi collinari, un legame che nasce lontano nei tempi, riconosciuto dalla qualitŕ del vino prodotto, frutto della vocazionalitŕ del territorio e della laboriosa professionalitŕ di questa gente.
- Nel 1984 ottiene il riconoscimento di zona a denominazione d’origine che prende il nome del Santo Irlandese capostipite di quest’affascinante storia di uomini e territorio, la cui immagine stilizzata diventa il marchio del vino Doc “S.
Con queste parole il conte milanese Carlo Verri, descriveva la realtŕ di San Colombano, sulla quale si soffermava lungamente nei suoi “discorsi intorno al vino e alla vite” (1824).
Colombano Doc, produzione che negli ultimi 4 anni č raddoppiata e ha raggiunto il 30% del totale, cieca 8 mila quintali; le uve rosse e bianche denunciate per la produzione dei vini ad Indicazione Geografica Tipica “Collina del Milanese” raggiungono il 27%, circa 7 mila quintali.
Se curiosi sono i vini prodotti sulla collina di San Colombano, proprio per la particolaritŕ della zona di produzione, non č da meno l’origine del nome del paese collinare piů grande e della viticoltura stessa.
- Scomparsa, o quasi, la figura del “particolare”, la coltivazione č portata avanti da produttori part-time e da un gruppo di piccole e medie aziende, molte rimaste a conduzione famigliare, che forti dell’attaccamento alla loro terra , con passione e tenacia hanno iniziato un processo di rivalutazione della viticoltura e della produzione del vino, dove la loro professionalitŕ e i loro investimenti stanno aprendo orizzonti di qualitŕ e di tipicitŕ molto importanti per questo piccolo territorio collinare.
Le loro cantine sono sparse alcune in collina in mezzo ai vigneti, altre ubicate in vecchie costruzioni signorili o armonicamente inserite nei paesi collinari, quasi tutte aperte per visite e degustazioni, dove genuinitŕ e accoglienza sono il biglietto da visita per una scampagnata all’insegna del buon bere.
- Nell’800 la fama dei vini di San Colombano fu riconosciuta dagli studiosi di enologia e dagli estimatori del buon bere tant’č che alcuni paragonarono il vino delle Colline di San Colombano a quelli della Valtellina.
I dati di produzione della vendemmia del 1998 riportano che l'uva prodotta su tutta la collina č di circa 27 mila quintali.
Inizia una lenta trasformazione per adattare i vigneti alla meccanizzazione, che comunque per le caratteristiche della collina non raggiunge livelli molto alti.
- Con la vendemmia 1995, la zona di produzione del vino Doc San Colombano č anche zona ad Indicazione Geografica Tipica (I.
San Colombano DOC l’unico vino di Milano
- I Certosini, con una lenta perchč ultra secolare, ma incessante progressione, veri banchieri dello Stato milanese, diventano i feudatari del luogo (1534).
- Un rapporto (28 aprile 1802) dell’Autorita di tutela alla Repubblica Italiana, ci da informazioni importanti sulla produzione del vino: “in passato” i vini della collina erano “ricercatissimi per naturalezza e bontŕ”, avevano “un credito incredibile”, si vendevano ad esercenti e privati anche lontani; la produzione piů scarsa era la migliore; col rialzo dei prezzi, proprio di quel tempo, tutta la collina fu ridotta a vigneto.
E’ interessante ricostruire, attraverso alcuni riferimenti storici, come la coltivazione della vite e la produzione del vino di qualitŕ sia sempre stata una prerogativa del Colle e degli abitanti dei paesi collinari.
Una realtŕ che non riguarda soltanto le bellezze paesaggistiche ma, soprattutto, la qualitŕ dell’uva e del vino prodotti.
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La Strada del Vino San Colombano e dei Sapori Lodigiani un percorso di circa 60 km lungo il quale al del gusto" viene offerto - a poca distanza da Milano - un territorio ricco di splendidi borghi, ville e luoghi dove cultura, arte e storia si accompagnano ad una notevole qualità dei vini e dei prodotti tipici.
Sagra dell'uva esposizione vini e sfilata carri allegorici.
Strada dei Vini e dei Sapori di Lombardia
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