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Da qui, fin dall'eta' romana, si trasportava vino a Milano e ai grandi depositi vinari di Pavia.
Le prime tracce della Lessona risalgono al XII secolo, a Vercelli, dove c'era una strada chiamata ad vineas" che si collegava con un'antica strada del vino, la Lessonasca, che raggiungeva i vigneti di Lessona.
Se l'arte dell'enologo fosse in questo paese meglio conosciuta e praticata senza risparmio di cure e di spese, i vini di Lessona riuscirebbero di tale bontà da essere ricercati non meno di quelli della Borgogna.
L'arte enologica da secoli produce nel nostro territorio un vino nobilissimo che si fregia dal 1976 della Denominazione di Origine Controllata.
Nel XIV secolo la produzione del vino aveva raggiunto un tale livello di abbondanza che nel 1380 per trasportare la quota comitale al castello di Zumaglia furono necessarie venticinque persone e trenta buoi.
Nonostante la prosperosa abbondanza di cui ha goduto il Lessona nel corso dei secoli, oggi la sua produzione si e' alquanto ridotta, fino a trasformarlo in un vino, oltre che buono, raro e prezioso.
Agli inizi del XIX secolo il Conte Fantone, membro della Reale Accademia di Agricoltura di Torino, coltivo' nei pressi di Lessona, ricavandone un vino generoso che ebbe un tale successo da diventare richiestissimo anche in Inghilterra ed in Belgio.
Nei secoli trascorsi le vigne coprivano tutto il territorio del paese e il vino era il principale oggetto di esportazione verso Milano, Novara, Arona, Vercelli e in tutta la Provincia.
L'arte della lavorazione della lana, in Lessona, è documentata risalire all'epoca romana dalla lapide del Sagario, per poi trasmettersi nel corso dei secoli.
Infatti, Quintino Sella, rifiutando lo Champagne, brindo' con questo vino al battesimo del primo governo dell'Unita' nazionale un mese dopo l'ingresso dei soldati italiani a Roma, attraverso la breccia di Porta Pia.
Il Lessona e' figlio di quel vitigno Nebbiolo da cui nascono alcuni dei piu' rinomati vini piemontesi, dal Barolo al Barbaresco, dal Ghemme al Gattinara.
valutazione: contenuti: vino lessona
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Vino DOC Il Lessona Doc si ottiene dal vitigno Nebbiolo, che concorre alla produzione di alcuni dei vini piemontesi più rinomati.
Non ci sono particolari regole da seguire per conservare il Lessona Doc; sufficiente tenere il vino al buio, avendo cura che la temperatura sia costante fra 10 e 15°C e, per impedire che il tappo si asciughi, lumidità deve aggirarsi intorno al 70-75%.
Agli inizi del XIX secolo il Conte Fantone, membro della Reale Accademia di Agricoltura di Torino, coltivo' nei pressi di Lessona, ricavandone un vino generoso che ebbe un tale successo da diventare richiestissimo anche in Inghilterra ed in Belgio.
La fase finale del processo produttivo prevede la stabilizzazione e limbottigliamento del vino.
Salsiccia di riso Detta anche salame bastardo o dei poveri; e' tipico di Curino dove viene preparato con riso impastato a cotiche, ventresca, succo di aglio, sale e vino locale mescolato a sangue.
le molte preparazioni originali meritano un cenno l'"arsuma'", cremosa bevanda a base di uovo battuto, vino e zucchero, e le cialde con uovo, latte e farina di mais, ricette dal sapore antico che attendono di essere rivalutate.
Al termine avviene la svinatura, che permette la separazione delle bucce e dei vinaccioli dal mosto-vino.
Nonostante la prosperosa abbondanza di cui ha goduto il Lessona nel corso dei secoli, oggi la sua produzione si e' alquanto ridotta, fino a trasformarlo in un vino, oltre che buono, raro e prezioso.
Nel XIV secolo la produzione del vino aveva raggiunto un tale livello di abbondanza che nel 1380 per trasportare la quota comitale al castello di Zumaglia furono necessarie venticinque persone e trenta buoi.
Da qui, fin dall'eta' romana, si trasportava vino a Milano e ai grandi depositi vinari di Pavia.
La Lessonasca era frequentata sin dai tempi dei romani, quando il vino veniva trasportato fino a Milano e Pavia.
Il Lessona e' figlio di quel vitigno Nebbiolo da cui nascono alcuni dei piu' rinomati vini piemontesi, dal Barolo al Barbaresco, dal Ghemme al Gattinara.
Le prime tracce della Lessona risalgono al XII secolo, a Vercelli, dove c'era una stradachiamata ad vineas" che si collegava con un'antica strada del vino, la Lessonasca, che raggiungeva i vigneti di Lessona.
Il Lessona Doc va degustato assieme a piatti di pasta o risotti conditi con ragù importanti (selvaggina, anatra), carni rosse cotte con intingoli saporiti, anatra farcita alla novarese.
Infatti, Quintino Sella, rifiutando lo Champagne, brindo' con questo vino al battesimo del primo governo dell'Unita' nazionale un mese dopo l'ingresso dei soldati italiani a Roma, attraverso la breccia di Porta Pia.
La vinificazione del Lessona Doc avviene con le parti solide delluva, cioè bucce e vinaccioli, messe a contatto con il mosto durante la fermentazione.
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Questo vino veniva prodotto già in tempi antichi, come testimoniato dalla via Lessonasca, che congiungeva i vigneti di Lessona con la via del vino che portava a Vercelli.
Prodotto anticamente in abbondanti quantità, oggi il Lessona Doc un vino raro e di qualità.
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Si serva ad una temperatura di 18 - 20°C stappando la bottiglia qualche minuto prima; se invecchiato, occorre stappare la bottiglia qualche ora prima della consumazione, per permettere al vino di respirare ed espandere al meglio il suo bouquet.
Se dovessimo nominare un d'Italia" esso sarebbe senz'altro il Lessona.
Agli inizi del XIX secolo il Conte Fantone, membro della Reale Accademia di Agricoltura di Torino, coltivò nei pressi di Lessona, ricavandone un vino generoso che ebbe un tale successo da diventare richiestissimo anche in Inghilterra ed in Belgio.
Il Lessona è prodotto nella zona collinare del comune omonimo in provincia di Biella e proviene dalle uve del vitigno Nebbiolo.
Vino “puro” e unico unisce un profumo intenso ad un gusto armonico e caratteristico da accostare ad Arrosti con sughi saporiti e a formaggi a pasta dura.
Nel XIV secolo la produzione del vino aveva raggiunto un tale livello di abbondanza che nel 1380 per trasportare la quota comitale al castello di Zumaglia furono necessarie venticinque persone e trenta buoi.
Nel vercellese il vino prodotto dallo stesso vitigno assume il nome di e nel comune di Gattinara si produce il vino omonimo.
Il processo di vinificazione richiede un lungo periodo ed una costante cura, tanto che solo dopo cinque anni il vino può essere imbottigliato e a sei e' perfettamente maturo, dorato, ed ha uno squisito profumo.
Così apprendiamo che, nell'anno 1152, l'imperatore Federico con un diploma concesse le vigne di Curino al vescovo di Vercelli e nell'atto di pacificazione tra Guelfi e Ghibellini viene assicurato al comune di Vercelli l'imposta del dazio sul vino esportato dalle colline del Roasio, Masserano e paesi limitrofi.
Il vino viene fatto invecchiare per un periodo di 4 anni a partire dal gennaio successivo alla vendemmia con tre anni di permanenza in botti di rovere o castagno.
Il Lessona e' figlio di quel vitigno Nebbiolo da cui nascono alcuni dei più rinomati vini piemontesi, dal Barolo al Barbaresco, dal Ghemme al Gattinara.
Per la produzione di questo vino si utilizza unicamente uva Nebbiolo, elemento comune tra tutti i vini rossi di queste pagine.
Negli archivi milanesi restano copie di lettere dei duchi Sforza (XV secolo) dirette ai podestà della zona perché procurassero il vino di Gattinara per le mense locali.
La Zona di Produzione del Vino è costituita dalle colline con favorevole esposizione al sole, mentre i terreni a fondovalle e quelli della Piana del Sesia sono coltivati a mais o tenuti a pascolo.
Ana Tollegno
Questo vino si produce, con uve del vitigno Nebbiolo, all'estremo lembo nord della provincia di Torino nel comune da cui prende il nome.
Il vino della zona è sempre stato particolarmente gradito alla curia vercellese tanto che in passato lo chiamavano dei Canonici".
Nonostante la prosperosa abbondanza di cui ha goduto il Lessona nel corso dei secoli, oggi la sua produzione si e' alquanto ridotta, fino a trasformarlo in un vino, oltre che buono, raro e prezioso.
Il vino a denominazione di origine controllata sottoposto ad un periodo di invecchiamento non inferiore a quattro anni di cui almeno trenta mesi in contenitori di legno non superiori ai 40 ettolitri e di almeno un anno di affinamento in bottiglia può portare in etichetta la qualificazione.
Il profumo è vinoso con caratteristico sentore di violetta, fine e gradevole, mentre il sapore è asciutto, sapido e armonico.
Mercurino Arborio, si servì di questo eccellente vino nei banchetti diplomatici e faceva avere ai più importanti personaggi politici del suo tempo, ambiti regali in vino che lo favorivano nelle sue azioni diplomatiche.
Possono concorrere alla produzione di detto vino uve provenienti nell'ambito aziendale da vitigni a bacca rossa, non aromatici, raccomandati o autorizzati in provincia di Torino fino ad un massimo del 15%.
Estimatore ne fu Paolo III che a detta del suo bottigliere Sante Lancerio, era sempre felice ogni qualvolta gliene veniva regalata una botticella perché‚ secondo il Pontefice questo vino era.
Da qui, fin dall'età romana, si trasportava vino a Milano e ai grandi depositi vinari di Pavia.
Infatti, Quintino Sella, rifiutando lo Champagne, brindò con questo vino al battesimo del primo governo dell'Unità nazionale un mese dopo l'ingresso dei soldati italiani a Roma, attraverso la breccia di Porta Pia.
È consigliabile berlo accompagnato agli arrosti o secondi di carne saporiti Caratteristiche del vino:.
Il vino dei sette paesi che producono il Bramaterra nella zona collinare sopra le baragge dominata dal Monte Rosa, risale ad un periodo molto lontano, quando i servi della gleba diventati liberi, si stabilirono sulle alture dove ora si produce il Bramaterra e piantando la vite capirono di produrre un vino migliore di quello prodotto in pianura.
Questo vino dal color rosso rubino è prodotto con le uve dei vitigni Nebbiolo, Vespolina e Bonarda novarese nel comune omonimo in provincia di Novara.
Vino leggero dagli aromi speziati; viene utilizzato in uvaggi con Nebbiolo, Barbera, Croatina e Uva Rara.
Già nel 1597 il medico Andrea Bacci nel suo libro naturali historia vinorum" lo nomina tra i vini migliori ed afferma che era ammesso alla Corte dei Savoia ed apprezzato da Pontefici e Cardinali.
Le prime tracce della Lessona risalgono al XII secolo, a Vercelli, dove c'era una strada chiamata ad vineas" che si collegava con un'antica strada del vino, la Lessonasca, che raggiungeva i vigneti di Lessona.
Il Caluso passito non e' dunque un vino che può essere prodotto dall'oggi al domani, ma e' certo che vale la pena di aspettarlo e che l'attesa viene largamente compensata già dai primi sorsi di questo stupendo nettare.
Secondo le testimonianze di Plinio furono i Romani a iniziare la coltivazione dell'uva e la produzione del vino della zona.
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De Amicis intervenne in conclusione descrivendo gli affetti psicologici del vino sull'intelligenza, l'immaginazione, il sentimento.
Ciascuno dei relatori affrontò l'argomento rapportando, di volta in volta, il vino alla leggenda, alle lettere, alla patologia, alla fisiologia, alla chimica, alla botanica, al commercio, al delitto, alla poesia, alla storia naturale.
Il vino
Intorno alla fine del XIX secolo, l'autore di Cuore organizzò con amici" - professori tra cui spiccano i nomi di Lombroso, Arcangeli, Lessona - un ciclo di conferenze pubbliche che riscossero un grande successo aventi per tema, appunto, il vino.
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