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VINO SANT'ANNA DI ISOLA CAPO RIZZUTO











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C’era anche un dossier segreto degli uomini Telecom sul mondo del calcio, quello della Juventus e delle società di procuratori sportivi che facevano capo ad Alessandro Moggi.
L'Arena - il giornale di Verona
La versione Online del primo quotidiano di Verona. Leggi le notizie di Verona, San Giovanni Lupatoto, Garda, Baldo, Isola della Scala, Villafranca, Basso Veronese, Bovolone, Lugagnano, Sona, Legnago, Cerea, Valpolicella, Lago di Garda, Povegliano, Borgo Roma, Borgo Trento, Borgo Milano, Borgo Venezia, San Martino Buon Albergo, Tregnago, Peschiera
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Il pianoro meridionale, alle falde della catena del Pollino, ospita vigneti dai quali derivano i vini rossi prevalentemente cerasuoli della D.
Vanno pure citati il Mantonico o Montonico di Bianco che dà un vino particolare, mandorlato e i Moscati (Bianco e Zibibbo) che con la Malvasia Bianca vengono impiegati per produrre i vini dolci tradizionali.
vi si coltiva soprattutto il vitigno Greco che, vendemmiato in un clima caldo e asciutto, ha un elevato coefficiente zuccherino e una particolare ricchezza d'aromi: requisiti che costituiscono l'eccezionale bontà di certi vini dolci.
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Sono infatti interessanti le cultivar tradizionali, per lo più ritenute di origine greca, ma le attuali tendenze del mercato esigono nuovi orientamenti: per esempio un mutamento del rapporto quantitativo fra la produzione di vini rossi (tradizionalmente preponderante) e bianchi o ancora un’accresciuta produttività dei vigneti che davano fino a pochi anni fà delle rese eccessivamente basse, antieconomiche.
ITALY ITALIA-Calabria
Qui predominano i vini rossi a base di uve Gaglioppo e i bianchi, a base di uve Greco, benché in minoranza si possono considerare fra i migliori della regione.
Hanno uno spazio ancora rilevante il Greco Nero e il Magliocco Canino, varietà un tempo destinate soprattutto a produrre vini da taglio.
CALABRIA La catena del Pollino delimita a settentrione la propaggine più meridionale della penisola italiana protesa fra il mar Tirreno e lo Ionio fino allo stretto di Messina.
D'altronde nel volgere di un secolo venuta meno gran parte della produzione di vini da taglio e le vecchie tecniche di vinificazione applicate a vini da consumare tal quali non davano risultati validi: così i vini calabresi in prevalenza rossi, destinati per lo più all'autoconsumo, sono rimasti per anni relegati nella mediocrità o al massimo nel ruolo di curiosità locali, difficilmente asportabili e conservabili altrove.
Anche questi vigneti danno vini rossi, generalmente chiaretti o cerasuoli, per breve macerazione sulle bucce in fermentazione e per l’inserimento di uve bianche nell’uvaggio a base di Gaglioppo e Greco Nero: sono prodotti con pregi di freschezza e di fragranza, consumati in loco anche sfusi ma che possono in parte (piuttosto piccola) essere imbottigliati con le D.
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Nella plaga di Bianco si producono anche altri vini come il Greco di Gerace e il Mantonico di Bianco dall’omonimo vitigno, bianco secco o leggermente amabile, mandorlato, simile a uno sherry spagnolo.



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TEXT CACHED
La Calabria ha quattro principali zone vinicole: la prima, sulla costa ionica, tra Capo Rizzuto e Cirò.

[ VINOFORUM ]
In nessuna regione d'Italia l'intensità dei profumi floreali e fruttati si sprigiona con forza già dopo i primi mesi dalla vinificazione.
Un particolare riguardo ai raffinati vini dolci passiti che portano, come patrimonio genetico, le concentrate e voluttuose fragranze della zagara, del cedro e del bergamotto.



valutazione:
contenuti: vino sant'anna di isola capo rizzuto




TEXT CACHED
Il 5 maggio 1749, per dimissioni di Pietro Alessio de Majo, veniva eletto vescovo di Isola il napoletano Giuseppe Lancellotti (1749 dell’ordine dei minori conventuali che, tramite il suo vicario, il primo luglio dello stesso anno confermava procuratore della chiesa di Sant’Anna il Vajanelli.
L’anno dopo sono citate, in un atto di concordia tra il barone di Massanova Ottavio Lucifero e Giovanni Ferdinando Barricellis, relativo al pagamento dell’annuo censo enfiteutico al vescovo di Isola3.
Durante l’amministrazione della procura, iniziata il 15 ottobre 1745 e terminata il 31 dicembre 1753, dell’arciprete Francesco Antonio Vajanelli, eletto dal vescovo di Isola Pietro Alessio de Majo (1722-1749), ebbe inizio la costruzione di una nuova e più ampia chiesa, vicino e soprastante l’antica.
Situato in territorio del comune di Isola tra Isola Capo Rizzuto, Cutro e Crotone, il borgo doveva essere centro di socializzazione e di servizi per le circa 150 famiglie insediate, in maniera più o meno sparsa, nei nuovi poderi.
La maggior parte era costituita da devoti e devote di Isola, Cutro e Crotone, i quali offrivano soprattutto piccoli ornamenti femminili in oro e argento, animali e prodotti del mondo rurale.
Gli acquirenti furono quasi sempre massari di Isola, spesso congiunti o parenti del procuratore; a volte, specie i suini, furono venduti alla fiera di Sant’Antonio.

Sempre il nuovo procuratore pagò il romito fra Antonio da Satriano, che andò a comprare le figurine di Sant’Anna, ed affittò i carri e le cavalcature per portare le cose, gli assistenti ed i sacerdoti da Isola a Sant’Anna.
Il 28 maggio 1783 in Isola veniva stipulato un contratto tra Aloisio Vigna del Casale di Aprigliano ed il procuratore della chiesa di Sant’Anna Valentino Morgante.
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E’ di alcuni anni dopo la succinta annotazione del vicario foraneo della collegiale di Isola, che visitò le chiese rurali di Isola su delega del vescovo di Crotone Leonardo Todisco Grande (1833 ecclesiam sub tituto S.
215 Inventario et Nota delle scritture pertinentino al Sacro Vescovato della Città dell’Isola et al suo Capitolo, quali si conservano dentro un Baulio per ordine di Mons.
Devoti e benefattori Molti, ritenendosi colpiti dalla malattia o dalla sventura di non avere figli, a causa di un castigo divino per una colpa ignota o dimenticata, ricercavano l’aiuto della santa, rivolgendosi alla sua chiesa, specie nel giorno della sua festa.
La chiesa rurale di Sant’Anna venne così a trovarsi sul confine col territorio di Piani di Bosco del comune di Isola.
Gli acquisti furono: polvere da sparo (rotola 12) per i maschi, che non trovandosi da acquistare in Santa Severina, si dovette inviare un corriere a Catanzaro, neve (una soma e rotola 2), carne vaccina (rotola 4), che fu comprata a Crotone, pane (un tomolo), una pezza di cascio, una provola, cozze (rotola 3), citrola e cipolle, aceto, olio, sale, miele (mezzo rotolo), cinque pitte con l’olio, coccozelle fritte, dieci galluzzi, pepe, pane della cozzarella, due barili di vino, fiche (rotola 3), sarde, frutti, pera, anguille e spinotta, cera (libre 5) e zagarelle per l’altare, un paio di cannatelli per la messa ed una cistella.
Dalla loro vendita per ogni bovino si ricavò in media 10 ducati, da ogni equino 3 e da ogni suino 2.
Egli interrogò uno di questi il quale rispose: Signore, dai nostri anziani è stato conosciuto che l’immagine di Santa Anna, che oggi si osserva nella chiesa rurale di Isola sotto la vostra giurisdizione, fu venerata nell’antica sacra edicola posta nel fondo Gradia in territorio di Pallagorio, di proprietà del barone Giuranda della città di Umbriatico.
Nel Cinquecento esse saranno cedute con contratto enfiteutico al feudatario di Massanova, il quale, a sua volta, si impegnerà a versare alla chiesa di Isola un’annua quantità di frumento.
In seguito poiché le pecore avevano creato gravi danni intervenne direttamente il vescovo di Isola Angelo Monticelli, il quale il 12 giugno 1770 nel nominare il nuovo procuratore della chiesa, il canonico D.
Nella seconda metà di quel secolo le due gabelle fanno ormai parte delle proprietà del barone di Massanova, che nel 1573 pagava un censo enfiteutico di salme 11 di grano al vescovo di Isola Annibale Caracciolo.
Furono procuratori della chiesa di Sant’Anna: l’arciprete di Isola Francesco Antonio Vajanelli (1745 1753), il decano di Isola Filippo Poerio (1754 il primicerio di Isola Bruno Carcea (1756 il canonico Valentino Murgante (1758 il canonico Antonio Inglese (1770 1772) ed infine nuovamente il canonico Valentino Murgante (1772 6.
Il 18 giugno 1748 i razionali eletti dal visitatore apostolico della città e diocesi di Isola, il vescovo di Umbriatico Domenico Antonio Peronacci, ordinavano nuovamente al Vajanelli di darsi da fare per rientrare in possesso dei molti beni votivi, dati a credito a diverse persone, e di convertirli in denaro più, che si sta in atto di fabrica, la quale verrebbe più sollecitata alla perfettione, qualora ci fusse il comodo, ed acciò via più si aumenterebbe la divozione del Popolo non men di questa città, che dei paesi convicini, che mossi dall’assistenza all’avanzi di d.
La gabella Sant’Anna Durante il Medioevo il vescovo di Isola continuò a possedere nella località le due gabelle di Santa Anna e di San Giovanni di Massanova.
La costruzione della nuova chiesa Il vescovo di Isola in quanto possessore e patrono della chiesa vi eleggeva il procuratore, il quale, a metà Settecento, per sua provvigione si tratteneva dalle entrate della chiesa due ducati ogni anno.
Anna della Città di Isola estratto dal Dissimpegno dell’Uffiziale Commissionato in tempo della Generale Soppressione e da Libri e Platee sistenti in Archivio" si ricava che all’atto della soppressione possedeva solamente 220 pecore e 20 anniglie(agnelli), valutate per un capitale di ducati 230 e grana 52, per annua rendita di ducati 13 e grana 80.
Nel 1838 la chiesa rurale di Sant’Anna distante cinque miglia dall’abitato è una delle nove chiese presenti nel comune di Isola11.
Essa attualmente sorge in contrada Sant’Anna in territorio di Isola Capo Rizzuto, mentre una vicina ed abbastanza recente edicola votiva, situata sul confine tra i comuni di Isola Capo Rizzuto e Cutro, ricorda l’antica chiesa in località Sant’Anna.
La quale ne era così abbondantemente provvista, che il vescovo Lancellotti, nel 1760, gli ordinò di fornire una o più tovaglie per ciascuna chiesa di Isola e precisamente a quelle del Carmine, di Santa Domenica, di Santa Maria degli Angeli e di Santa Caterina, mentre altre quattro tovaglie se le tenne per sé.
Una carovana composta da più carri con relative cavalcature partiva da Isola e trasportava a Sant’Anna i sacerdoti, gli aiutanti e tutto ciò, che era necessario per i tre giorni della durata della festa.
La festa procedeva all’aperto, allietata dagli spari dei maschi e dalle danze al suono di bifari e bifarelli e dei tamburi dei tamborinari di Cutro e di Isola, che a gara percuotevano di continuo i loro strumenti.
Facendo parte delle chiese di Isola, con la soppressione di quel vescovado, avvenuta nel 1818, andò soggetta alla visita del vescovo di Crotone.
Anzi tutti quelli che non possono andarvi, salgono sulle colline dalle quali si può vedere la chiesa isolana di Sant’Anna e qui contenti trascorrono il giorno da festeggiare tra suoni e canti, in cori, in invocazioni e lodi recitati graziosamente in dialetto14.
Nei privilegi, che secondo i vescovi di Isola erano stati donati dai regnanti normanni, vi era quello concesso al vescovo Luca dal re di Sicilia Ruggero II nell’anno 1145 (6653).
A causa del terremoto del 1783, l’anno dopo la chiesa rurale di Sant’Anna, assieme molti luoghi pii di Isola, fu soppressa ed i suoi beni amministrati dalla Cassa Sacra.
Esse venivano fatte celebrare dai capitolari e dai monaci del convento di San Nicolò di Isola.
La maggior parte era offerta dai massari al tempo del raccolto, quando i cercatori, o i romiti, facevano la questua dell’aie in territorio di Isola e nei luoghi vicini, regalando in cambio tabacco in polvere ed in corda, figurine e seu misurelle" della santa.
Inoltre regalò a Paolo Gentile, baglivo di Tacina e Massanova, cinque misure di Sant’ Anna, pagò al procuratore capitolare di Isola le messe cantate e le 28 messe basse ed introdusse la della tassa sulla fiera", che si svolgeva durante la festa.
Parte del cereale era venduto a massari di Isola, Crotone e Cutro, ma il di più rimaneva nel magazzino del procuratore e nei sacchi dei questuanti, i quali ne facevano un uso speculativo, dandolo di solito in prestito alla semina ai massari con pagamento alla voce del maggio successivo, quando il prezzo del grano era particolarmente alterato.
La piccola chiesa rurale di Sant’Anna, soggetta al vescovo di Isola, invece continuò ad esistere nel dicto Sanctae Annae" della baronia del feudo spopolato di Massanova, situato in diocesi di Isola4.
Il vicario foraneo di Isola, Francesco Vona, solerte verso il Barracco, con lettera del 7 novembre 1899 cercava di convincere il vicario di Crotone a cedere alle offerte del barone : accettarla che la chiesa di S.
Alla festa partecipavano molti devoti provenienti soprattutto dai paesi limitrofi, cioè Isola, Cutro e Crotone.



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