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Trionfano i vini senzanima, vini che piacciono, ci assicurano riviste patinate, al jet set, ad un démi monde vippesco di attrici, stelline, politici, banchieri, bancari, intellettuali (dei miei stivali, avrebbe detto Craxi): ed io mi consolo, brindando con questo gagliardo e autentico Trebbiano Anima
e core.
Tra le varietà vergognosamente criminalizzate, in nome della modernità, del progresso enologico, del supino adeguamento alle mode e ai trend del mercato internazionale, il Trebbiano sicuramente una delle più interessanti.
Bisognerà ammetterlo, pertanto, alla fine, anzi, diciamolo subito e a chiare lettere, che il Trebbiano merita di essere inserito, a pieno titolo, nel ristretto novero dei grandi vitigni a bacca bianca italiani, come il Verdicchio, la Garganega, il Vermentino, il Fiano, il Greco di Tufo, il Tocai friulano, la Ribolla gialla e la Malvasia istriana.
110 mila lire, Calderini Edagricole editore) ci presenta ben cinque varianti, unuva che alla base di vini di tutto rispetto.
Lazienda vinicola Marramiero di Rosciano, nel pescarese, oltre a magnifici Montepulciano, il Dama base, la riserva affinata in barrique Inferi ed il meraviglioso Incanto (di cui vi consigliamo senza alcuna esitazione il 1998), ad un sorprendente Brut metodo classico da uve Pinot nero e Chardonnay, produce ben tre versioni di Trebbiano.
Un base, denominato Dama, molto affidabile e piacevole, una riserva o selezione limitata, affinata in piccoli fusti di rovere francese, dal nome Altare, (nessun legame, bene sottolinearlo, con un noto produttore piemontese
) ed un tipo intermedio, vinificato in acciaio, che troviamo splendidamente riuscito e davvero, come dice il suo nome, in grado di esprimere lAnima del magnifico Trebbiano.
Con questo Trebbiano Anima di Marramiero successo proprio così ed il vino, non limitandosi a convincermi pienamente da un punto di vista tecnico, enologico, ideativo, mi piaciuto, tantissimo, per il carattere spiccato che ha, per lequilibrio, la gradevolezza di vino che non dimentica mai di essere prodotto per essere bevuto, per piacere, per tornare ad essere ri-bevuto e raccomandato agli amici.
Da tutti quelli che
lo Chardonnay, il Sauvignon, il Viognier sì che sono grandi vitigni, mica queste varietà care ai nonni e ai vecchi soloni dellenologia italica
E soprattutto, polemiche e dispute accademiche, a parte, per il valore dei vini che esprime, soprattutto in Abruzzo, una regione vinicola che, anche in virtù di stupendi Montepulciano, si avvia alla definitiva consacrazione.
Tutti lodano, più che giustamente, i vini magici di Edoardo Valentini, le ottime cose di Masciarelli, Illuminati, Orlandi Contucci, Zaccagnini, Montori, ma chi scrive ama moltissimo invece, e ritiene ingiustificato e miope lo spazio generico sinora concessole da alcune guide che vanno per la maggiore, unazienda che con un felice mix sta abbinando il rispetto della tradizione e lapertura al nuovo e alla sperimentazione.
Proprio come faccio io, in fondo, settimana dopo settimana, cercando di raccontarvi vini che mi hanno colpito per la loro autenticità, per un qualcosa di vero che hanno da dire.
Proprio il contrario del trattamento, pelo e contropelo, cui mi sono dedicato recentemente, non riuscendo proprio a bere il vino (perfetto per una campagna anti - alcolica: se hai solo questo da bere, passi allacqua minerale
) e non avendo altro da fare che esaminarlo al microscopio, con un fasullissimo vino irpino base Fiano e Greco, che siamo pronti a scommettere si beccherà i bicchieri, dopo aver ricevuto i grappoli da Duemilavini A.
Hobby Cuoco - La Cantina - Vini Bianchi - Trebbiano dAbruzzo Anima 2000 Marramiero
Merita di essere dichiarato grande, il Trebbiano, per le sue qualità intrinseche, per la tenacia dimostrata nel resistere, senza fare una piega, al processo di demonizzazione cui stato sottoposto.
Faceva parte, in passato, delluvaggio classico, del Chianti, quello codificato dal barone di ferro Bettino Ricasoli, la matrice dei Vin Santo toscani, ed entra, come Trebbiano toscano, nella composizione del Lugana, del Soave e del Recioto di Soave, del Gambellara, del Bianco di Custoza e dei Colli Lucchesi, del Breganze e del Montescudaio.
Non un caso, ma un segnale interessantissimo della riscoperta, soprattutto allestero, dei vitigni autoctoni italiani (vedi il Dicono di lui in rete in questo momento ), che nellambito dellInternational Wine Challenge, il più importante concorso enologico mondiale, nella categoria dei vini bianchi italiani sia stato un Trebbiano dAbruzzo, il Farnese 2000, della Farnese vini di Ortona, ad aggiudicarsi lunico massimo riconoscimento toccato, per i bianchi, ai nostri colori, quello del Great walue wine of the year.
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